Commemorazione dei fedeli defunti – 2 novembre 2021

« Tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto…
anche noi gemiamo interiormente aspettando la redenzione del nostro corpo »
(Lettera di San Paolo ai Romani 8, 22-23)

 

“La contemplazione del Paradiso mi ha rapito con la sua pace e la sua bellezza. Ivi dimora la bellezza senza macchia, ivi risiede la pace senza tumulto. Beato chi meriterà di riceverlo, se non per giustizia, almeno per bontà; se non a causa delle opere, almeno per pietà! (…)
Quando il mio spirito è tornato sulle rive della terra, madre delle spine, ogni sorta di dolori e di mali mi sono venuti incontro. Così ho capito che la nostra terra è una prigione. Eppure i prigionieri che vi sono rinchiusi piangono quando ne escono. Mi ha stupito anche il fatto che i bambini piangessero quando escono dal grembo materno: piangono mentre escono dalle tenebre per andare verso la luce, da uno spazio stretto verso la vastità dell’universo. Così la morte è per gli uomini come una specie di parto: coloro che muoiono piangono al lasciare l’universo, madre dei dolori, per entrare nel Paradiso di delizie.

O tu, Signore del Paradiso, abbi pietà di me! Se non è possibile entrare nel tuo Paradiso, almeno rendimi degno dei pascoli che si stendono alla sua soglia. Al centro del Paradiso c’è la mensa dei santi; ma al di fuori, i frutti di tale mensa cadono come briciole per i peccatori che, anche da lì, vivranno della tua bontà”.

Tratto da: Inni sul Paradiso (n. 5; SC 137, 76)
di Sant’Efrem Siro (ca 306-373)

diacono in Siria, dottore della Chiesa.

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