Dodicesima Domenica del Tempo Ordinario – B – 2021

Ecco il link alle letture e alla liturgia di questa domenica

 

 

L’elemento centrale di questo racconto è il miracolo della tempesta sedata, compiuto da Gesù come se nulla fosse? Oppure è lo spavento dei discepoli dovuto alla loro mancanza di fede?

Non finiremo mai di verificare il nostro cuore e di riconoscervi una fede sempre bisognosa di crescere. Allo stesso tempo, la capacità di Cristo di dominare gli elementi naturali non cesserà mai di stupirci e dovremo sempre imparare da capo a leggerla in chiave spirituale, come segno della potenza di Cristo Salvatore nel dominare il male e la morte.

Forse però la principale intenzione dell’evangelista è di educare il discepolo lettore del suo vangelo a porsi la vera grande domanda. Egli infatti apre il brano dicendo che i discepoli prendono Gesù con sé sulla barca “così com’è”. Perché mai questa sottolineatura? Che bisogno c’era di specificare che Gesù saliva sulla barca da uomo del tutto normale? Perché rimarcare questa normalità? Marco ci obbliga a considerare l’assoluta semplicità nell’atteggiamento del salire e del rimanere a bordo da parte di Gesù, il quale è uno a bordo come tutti gli altri. Pare anzi che non conti nulla rispetto agli altri, i quali si curano di dirigere la barca e di gestirla remando, mentre lui, invece, si mette a dormire. Marco quindi insiste nel sottolineare l’aspetto umano di Gesù, ma introduce qualcosa di misterioso quando racconta che, nel bel mezzo della tempesta, egli dorme. Ecco un’altra domanda: come si fa, umanamente, a dormire in una situazione del genere? Possiamo rispondere che Gesù fingeva di dormire, oppure che Marco non sta dicendo tutta la verità. Oppure, possiamo fare lo sforzo di ammettere che qualcuno possa avere una fede straordinariamente grande e che non tema alcun male, talmente si sente sempre al sicuro nelle braccia di Dio. Sbagliamo forse se, per quanto ai nostri cuori induriti paia impossibile, affermiamo che per Gesù le cose stavano così? Abbiamo in tal modo una prima risposta: quell’uomo, salito a bordo così com’era, possedeva una fede pura, genuina e piena, una fede sconosciuta ai suoi discepoli.

Andiamo oltre: risvegliato dai discepoli ormai convinti di dover morire, Egli comanda al vento e al mare, ristabilisce la bonaccia e poi li rimprovera per la loro poca fede. Essi lo avevano invocato con il titolo di Maestro. Ma, si saranno certamente chiesti, come può un maestro operare un simile prodigio? Non basta essere dei Rabbi per fare cose del genere, perché c’erano molti maestri in Israele, ma nessuno di loro era in grado di compiere un gesto simile. Ed eccoci dunque giunti al punto, al cuore del racconto, alla grande domanda conclusiva a cui tutti i dettagli conducono: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.

Proviamo a fare un piccolo sforzo, a immaginare la scena, a trattenerci dal riversare sul testo le nostre risposte immediate e a volte scontate. Proviamo piuttosto a immedesimarci nel travaglio dei discepoli. Proviamo a lasciar emergere anche da noi e in noi tutta la forza di questa grande domanda: “Chi è costui?”.

Anche noi, in tempo di pandemia, siamo in balia di eventi naturali che ci sballottano qua e là. Anche noi ci sentiamo talvolta perduti e animati più da spavento che da atteggiamenti di fede. Anche a noi forse pare che Gesù dorma e che non conti nulla e che non ritenga necessario intervenire. E se tutto questo accadesse per far sorgere in noi la grande domanda: “Chi sei tu, Signore?”.

Nella seconda lettura San Paolo dice: “Non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così”. La tendenza a guardare Gesù con aspettative e prospettive umane è insita in noi sempre. È una tendenza normale, umanamente ci caratterizza; ma l’evangelista Marco ci chiede di educare il nostro sguardo, il nostro modo di vedere e quindi di conoscere il Signore e ci propone di farlo lasciando risuonare in noi con tutta la sua potenza la grande domanda di sempre: “Chi sei tu, Signore?”.

Proviamo a partire dal “dove sei in questo momento di tempesta” per giungere al “Che cosa mi dice di te, Signore, ciò che io sto vivendo ora?”

Forse allora il nostro gemito e il nostro grido giungeranno graditi a Dio e otterranno da Lui quella pace che Lui solo può dare.

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