Quarta domenica di Pasqua – anno B – Commento Podcast

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Testo del Commento Podcast:

Meditando i vangeli notiamo che nei sinottici Gesù non si rivolge ai suoi discepoli aggiungendo l’aggettivo possessivo “mio”, o “miei”. Egli instaura con loro una relazione di vero amore (e quindi di dono) e sa che gli affetti non si “comprano” a buon mercato. Egli d’altra parte sceglie una via di povertà nel modo di vivere le relazioni, perché vuole vivere orientato completamente al Padre suo e vuole che i discepoli si orientino a Lui, il Padre, l’origine di ogni bene. In fin dei conti Egli è venuto affinché tutti conoscano il Padre.

L’evangelista Giovanni invece racconta di un Gesù che usa abbondantemente tale aggettivo, come notiamo dal brano del Buon Pastore proclamato nella liturgia della quarta domenica di Pasqua dell’anno B.

Questa apparente contraddizione è facilmente spiegabile: il Gesù narrato da Giovanni è ora il Buon Pastore, ma solamente perché prima si è immolato quale agnello pasquale, ha cioè dato se stesso per i discepoli, ha preferito la loro vita alla sua, si è donato loro senza riserve; perciò se li è conquistati e ora può dirli suoi e può a pieno titolo chiamarli “miei”. L’immagine del Buon Pastore ci fa intuire quanto sia piena ed esclusiva questa relazione, alla quale Gesù ci guida e ci introduce senza che noi ne abbiamo alcun merito.

Chiediamoci oggi: ho voglia di entrare in questo “pascolo interiore”? Ho voglia di corrispondere a una relazione di reciproca e piena appartenenza a Lui?

Prima di rispondere, dobbiamo considerare un altro aspetto e cioè che entrare in una relazione viva con Cristo vivo significa essere immersi nel mistero dell’amore trinitario, giacché Gesù dice: “conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre”. Come lo Spirito Santo rimanda sempre a Cristo, così Gesù rimanda sempre al Padre, sorgente di ogni dono. Ecco la meta a cui ci conduce il Buon Pastore: il Padre suo al quale infatti già ora, su questa terra, ci rivolgiamo chiamandolo Padre nostro.

A noi che oggi coltiviamo il mito della libertà a ogni costo, viene offerta l’unica relazione in cui l’aggettivo possessivo è garanzia di libertà vera e piena, senza che vi sia ombra di peccato o di morte.

Dio ci conceda di comprenderlo e di fondare ogni altra relazione sull’unico possessivo capace di rendere felici, al di fuori del quale nulla dura in eterno.

 

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