Quinta Domenica di Quaresima – anno B

Ecco il link alle letture e ai testi liturgici del giorno

“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

Con parole sapienti e poetiche Gesù illustra il modo con cui risponderà alla richiesta dei greci che desiderano vederlo. A prima vista tali parole e il discorso in cui sono inserite appare oscuro: non si riesce a capire cosa c’entrino con la semplice richiesta di un incontro vis à vis con Gesù rivolta a Filippo da parte di un gruppo di simpatizzanti del giudaismo di lingua greca. Se però assumiamo la prospettiva del Maestro, il quale è venuto in questo mondo per compiere una missione di salvezza universale diretta anzitutto agli ebrei e poi ai pagani, allora tutto ci appare chiaro. Umanamente, infatti, egli interpreta tale richiesta come il segnale che il Padre celeste in persona gli invia, per dirgli che è giunta l’ora di portare a termine la missione, il tempo cioè di mostrare al mondo l’amore immenso di Dio, andando a morire sulla croce.

Inizia l’ora dell’angoscia, l’ora della prova finale, che deve essere assolutamente superata affinché tutti gli uomini vedendo credano e credendo si salvino. Inizia l’ora nella quale tutta la superlativa e inimitabile capacità di Gesù di obbedire al Padre è rimessa completamente in gioco, perché nell’ora del dolore accade sempre così, come ricorda in un suo commento il teologo Von Balthasar: “Si può essere obbedienti fin che si vuole, nell’oscurità del dolore ognuno, perfino Cristo, deve reimparare ancora una volta l’obbedienza. Ogni uomo sofferente nel corpo o nello spirito ne ha fatto esperienza: ciò che abitualmente si pensa di possedere dev’essere ancora imparato attualmente per così dire da principio”.

Ecco il senso delle parole del chicco di grano, con le quali il Signore allude al suo dolore e alla sua morte, ma lo fa in un’ottica di speranza. Chi sa, forse proprio questo egli pensò il giorno in cui da bambino Giuseppe, il suo padre terreno, gli insegnò cosa accadeva al seme una volta seminato nel terreno: lì imparò che la morte non è l’ultima legge del creato e che il Padre celeste aveva nascosto in essa un segreto di vita, che oltretutto gli uomini erano potenzialmente in grado di vedere e di apprezzare.

Dal chicco nasce la spiga e nella spiga nascono e maturano altri chicchi i quali sono il frutto del sacrificio di un seme e sono destinati a seguirne l’esempio. Ecco perché il discorso ci coinvolge direttamente e fa appello a tutta la nostra libertà: “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà”.

La missione di Gesù non può essere completata che da lui, ieri come oggi, a Gerusalemme, come a Torino o altrove, ma coinvolge ognuno di noi. L’ora della croce è il battesimo di fuoco in cui Gesù è battezzato, ma in Lui le nostre piccole o grandi croci sono il nostro battesimo, che inizia il più delle volte quando siamo in fasce, ma che dura tutta la vita e si conclude solo con la nostra morte. Tocca a noi decidere se vivere morendo a noi stessi giorno dopo giorno, oppure morire di vera morte interiore vivendo solo per noi stessi. Non è facile per nessuno seguire Gesù su questa strada e nessuno può farcela senza di Lui, ma abbiamo la garanzia di essere in sua compagnia quando accettiamo la croce come missione di salvezza per il mondo e inoltre siamo assicurati da Cristo dell’amore immenso del Padre celeste.

Nei sinottici la voce del Padre risuona dal cielo durante il battesimo di Gesù al Giordano, mentre per Giovanni essa si manifesta qui a Gerusalemme, nel corso di un evento apparentemente insignificante quale la tentata visita dei suddetti greci: “Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”. A fronte di un Figlio che accetta l’ora della croce, che assume su di sé l’angoscia e il peccato del mondo per amore, sembra che il Padreterno non riesca a trattenersi: con parole solenni s’impegna a rovesciare la morte in vita, il dolore in gioia, l’umiliazione in gloria.

Ci è lecito credere, grazie alle parole di Gesù, che la medesima commozione e il medesimo solenne impegno il Padre li viva e li assuma nei confronti di ogni discepolo disposto a seguire Cristo sulla via della dedizione di sé stesso, soprattutto quando essa avviene nella sofferenza. I miei dolori, le mie prove, tragiche o forsanche banali, non sono in ultima analisi né tragiche, né banali. Non c’è nulla che debba essere abbandonato per strada o gettato via come inutile nella vita di un discepolo di Cristo: tutto è raccolto dalle mani del Padre celeste e tutto è trasformato e reso fecondo dall’amore. Dire che la croce di Gesù Cristo è stata feconda è per noi oggi cosa facile, data l’espansione storica e geografica del cristianesimo: è facile se la guardiamo dal di fuori. Ma se ci poniamo dal di dentro, allora la croce di Cristo resta un mistero, così come spesso lo restano le nostre umili croci. E tuttavia il Vangelo, la Chiesa e la grazia di Dio ci abilitano a viverle come Cristo ha vissuto la sua: viverle dietro a lui e con lui, vedendo con gli occhi della fede il chicco nella spiga, la gloria nel dolore.

Quando Cristo sale sulla croce attira tutti a sé nell’amore. In quell’istante tutta la nostra superba sapienza è messa a tacere. Noi, che pensiamo sempre di saperla più lunga degli altri e anche di Dio, vediamo e riconosciamo che non vi è forza maggiore della debolezza di Cristo, non vi è sapienza più alta della sua stoltezza. L’unica risposta da dare è il nostro amore, povero quanto si vuole, ma atteso, cercato e gradito a Dio. E qui comprendiamo cosa volesse dire Geremia quando profetizzava un’alleanza con Dio la cui legge sarebbe stato l’amore e null’altro. Ovvio: questo amore, a un tempo crocefisso e glorioso, impresso in ognuno di noi sin dal nostro battesimo, momento nel quale tale amore è diventato la nostra promessa di vita e, per chi lo accoglie, il suo destino.

 

 

 

 

 

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