Solennità del SS Corpo e Sangue di Cristo – anno B – Commento Podcast

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A una parte della teologia moderna non è più piaciuto parlare dell’Eucarestia come sacrificio. È parso che descrivere l’Eucarestia quale ripresentazione del sacrificio di Cristo sulla croce non fosse in sé sbagliato, ma legato a modi pensare cupi, moralistici e in ogni caso superati. Di conseguenza, la messa è stata perciò interpretata anzitutto come incontro festoso tra fratelli nell’atto di cantare, pregare e infine mangiare lo stesso pane. In tal modo si è sottolineato maggiormente ciò che potevamo fare noi credenti durante la messa, lasciando in secondo piano l’azione di Dio.

Eppure, se ci pensiamo bene, a Gerusalemme, mentre i discepoli si erano dileguati (e chi di loro era rimasto assisteva impotente alla condanna del maestro), dall’ultima cena sino all’ultimo respiro prima di morire, ha fatto tutto Lui, Gesù. Se ci pensiamo bene, nella S. Messa siamo tutti invitati a partecipare alla celebrazione dando il nostro contributo, ma quando abbiamo la grazia di fare la comunione al suo corpo e al suo sangue, ci accorgiamo che, anche lì, è Lui a fare tutto, a donarsi, ad agire, laddove noi possiamo solo dire grazie.

Lui fa la cosa più importante nell’ultima cena quando spezza il pane e alza il calice e li consegna ai discepoli affinché ripetano quel gesto in sua memoria. Lui fa la cosa più importante donandosi sulla croce per riconciliare a Dio il mondo. Ma lo fa a prezzo del suo sangue, versato dolorosamente e in modo cruento sul patibolo.

Ora, dunque, un modo di pensare che sembrava datato, ci permette di cogliere appieno la ricchezza del dono ricevuto, la gratuità e la sovrabbondanza dell’amore di Dio e conseguentemente il valore inestimabile che ognuno di noi riceve in forza del sacrificio che Cristo ha offerto per noi, per me.

Ma c’è anche un altro aspetto. Da più di cent’anni ormai il sangue dei cristiani è tornato tragicamente a bagnare la terra in copiosa quantità. Ciò che sembrava definitivamente tramontato, cioè le persecuzioni, è purtroppo tornato in auge.

La quantità di persecuzioni fisiche e morali che si abbattono sui cristiani in giro per il mondo tocca cifre da capogiro secondo le statistiche più recenti, dove si parla non di centinaia, ma di milioni di cristiani perseguitati.

Umanamente tutto ciò va interpretato e affrontato per ciò che è, cioè un’ingiustizia, spesso taciuta con superficialità e malizia dai media occidentali. Cristianamente, però, esso è la prosecuzione dell’unico sacrificio della croce, a cui Cristo ci fa partecipare sacramentalmente nella messa e esistenzialmente nella vita quotidiana. Sì, anche noi siamo offerti. Anche noi immolati. Il suo sangue nel nostro; il nostro nel suo.

Nella solennità del santissimo corpo e sangue di Cristo noi celebriamo e adoriamo il mistero dell’Eucarestia. Ora, dobbiamo estendere la ricchezza e il valore di questo mistero a tutti coloro che lo celebrano e lo ricevono, cioè ai cristiani, i quali sono il corpo di Cristo diffuso nel mondo. In essi il sacrificio di Cristo continua. Prosegue e si estende l’effusione del sangue di Cristo, sia in senso fisico sia in senso morale, lungo una via dolorosa mediante la quale Dio riconcilia a sé un mondo che lo odia.

Alziamo verso Dio riconoscenti il calice della salvezza, oggi come ogni volta in cui partecipiamo alla S. Messa. Ma ormai è giunto il momento di imparare nuovamente una verità antica: un cristiano che viva umilmente e onestamente la sua fede andrà inevitabilmente incontro a qualche sorta di incomprensione o di persecuzione. Ciò significherà dover talvolta bere un calice amaro, ma significa ancor più partecipare al sacrificio di Cristo e, in un certo senso, completarlo. Significa nientemeno che collaborare all’opera di Dio nella storia. Non dimentichiamo, infatti, che noi facciamo tutto questo sempre e solo in memoria di Lui, nella messa come nella vita.

 

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