Solennità dell’Ascensione – anno B – Commento Podcast

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Chi è l’uomo perfetto, l’uomo pienamente riuscito secondo la nostra mentalità? La risposta è abbastanza facile: è pienamente riuscito l’uomo il quale abbia accumulato una buona quantità di denaro (sia cioè ricco) e abbia avuto un certo successo in qualche ambito; un uomo, quindi, del quale si parli molto, ma con una certa invidia. L’uomo o la donna di successo è per esempio l’Influencer, che detta le mode e le opinioni del momento: la sua vita è riuscita a tal punto che tanti attendono le sue parole e le sue scelte per orientare le loro opinioni e i loro comportamenti.

Oggi noi celebriamo la solennità dell’Ascensione, nella quale festeggiamo il coronamento della vita di Cristo, il compimento del suo destino; un compimento, una perfezione, che avviene non sulla terra, ma in cielo, non grazie al plauso degli uomini, ma al fatto che il Padre celeste lo riconosce come Figlio suo e lo stabilisce quale Signore dell’universo.

In breve, possiamo chiederci: cosa ha da dire una tale ricorrenza a noi oggi?

Se pensiamo ai criteri in base ai quali una vita è da noi considerata perfetta (quelli a cui appunto ho accennato poc’anzi), ci accorgiamo che la fede ne è assente, che l’uomo cerca la felicità tutta e subito e che considera quasi una bestemmia dover attendere un compimento del proprio destino di tipo ultraterreno.

In tal modo l’uomo, però, riduce se stesso a un aspetto del sistema che egli stesso crea, un aspetto nel quale si illude di realizzarsi completamente: si riduce per esempio alla dimensione economica, cioè al denaro; oppure al successo, cioè a ciò che pensano gli altri; oppure alla possibilità di dominare via social, cioè al potere.

La solennità di oggi, invece, ci insegna che l’unico modo per giungere al pieno compimento di sé è quello di lasciare spazio al mistero di Dio, che oggi è però una realtà troppo spesso negata; oppure è realtà semplicemente accantonata come cosa inutile.

Se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo tuttavia constatare che senza il mistero di Dio l’uomo sminuisce se stesso e si riduce a una caricatura di se medesimo.

Invece Cristo, che ha vissuto ogni istante in Dio, che anzi è lo stesso mistero di Dio rivelato a noi, Cristo ci mostra concretamente oggi che per giungere alla perfezione è necessario leggere e vivere ogni giorno come tensione verso l’infinito e come luogo in cui accogliere la grazia infinita che Dio ci concede affinché giungiamo a Lui, un giorno.

Sì, la nostra vita è mistero, ma lo è veramente! Lo è nel senso che essa tende a un compimento che non può essere realizzato con forze solamente umane.

Dobbiamo riconoscerlo e, dopo averlo riconosciuto, dobbiamo tendere al cielo le nostre braccia, affinché Dio ci sollevi a sé, finché, come dice San Paolo: “arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”.

 

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