Terza Domenica di Pasqua – anno B – Commento Podcast

Registrazione Audio Podcast del commento

 

Ecco il link alla liturgia del giorno

 

Quando nacque tra noi, Gesù condivise la nostra natura umana, ma non condivise la nostra condizione di peccatori. Eppure, la maggioranza dei giudei non volle credere che egli fosse giusto e santo e lo mise a morte.

Una volta risorto egli continua a condividere la nostra natura umana, ma non la nostra condizione mortale. Eppure, i discepoli fecero molta fatica a riconoscerlo dopo la sua risurrezione.

Gli ebrei e i discepoli, seppur in modi diversi, non ammettevano che Dio potesse sorprenderli; non ammettevano che Dio potesse compiere prodigi inimmaginabili dalla ragione umana, prodigi che non andavano contro di essa, ma che la superavano e le spalancavano le porte dell’infinito.

L’umanità, oggi, spesso non ammette neppure il mistero di Dio, la possibilità che questi esista e dunque non vi è spazio in lei per le opere di Dio: conosceremo solo nell’eternità quanti prodigi non accadono a causa della nostra incredulità.

Eppure, noi cristiani dobbiamo stare attenti a non sentirci presuntuosamente superiori a questa cultura, perché essa contagia anche noi. Se perciò era così difficile per i primi discepoli ammettere la resurrezione di Cristo (loro che erano intrisi di cultura religiosa dalla testa ai piedi), come non lo sarà ancor più per noi? Se fu istintivamente naturale per i discepoli, spaventati dal fatto di vedere un uomo apparire tra loro all’improvviso (come fosse passato dai muri), spiegare tale prodigio con l’idea che fosse un fantasma, non accadrà anche a noi di cercare vie improbabili, di arrampicarci sugli specchi, pur di non concedere a Dio di essere ciò che Egli è, vale a dire continuamente e imprevedibilmente nuovo?

Eppure, pensiamoci: è più ragionevole affermare che esistono i fantasmi, oppure ammettere che Dio esista e possa vincere la morte?

Per noi cristiani la risurrezione non è fuori dalla realtà, ma al contrario è la massima espressione del reale. È la realtà toccata da Dio e trasformata da Lui. È un prodigio che accade contemporaneamente dall’alto e dal di dentro e che cambia radicalmente la condizione umana: si resta uomini, ma si diviene gloriosi, come lo è Dio!

Cristo è risorto, amici, e vive una condizione gloriosa, immortale, nella quale ci viene incontro qui e ora: beato chi ammette che ciò sia possibile a Dio; beato perché godrà ogni giorno della sua compagnia e della sua protezione, sino al momento in cui condividerà anche la sua gloria immortale pienamente e per sempre.

Lascia un commento