Tredicesima Domenica del Tempo Ordinario – anno B – Commento Podcast

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Talità Kum. Marco ha voluto riportare le testuali parole con le quali Gesù ha risvegliato dal sonno della morte la figlia di Giairo, capo della sinagoga. Immagino che esse siano risuonate per tutta la vita nella mente di quella fanciulla e forse ancor più nella mente di suo papà e di sua mamma. Giairo aveva chiesto a Gesù di venire presto da lui a imporre le mani su sua figlia per salvarla dalla morte imminente, ma Gesù la risusciterà prendendola per mano e pronunciando due semplici parole. Egli salva la fanciulla con grande potenza e con altrettanta tenerezza, perché prendendola per mano compie un gesto di grande familiarità nei suoi confronti e poi, subito dopo il risveglio, ordina che le sia dato da mangiare: che meraviglia, l’insieme di potenza divina e di autentica umanità che coabitano armoniosamente in Gesù Cristo!

Le medesime potenza e tenerezza si esprimono nei riguardi della donna che lo tocca segretamente in mezzo alla folla, la quale si spaventa del fatto che Gesù se ne sia accorto e pretenda di sapere chi sia il responsabile di quel tocco capace di ottenere da lui la potenza di guarigione che gli è propria. Gesù, però, non vuole che ella si dichiari per mortificarla, ma per lodarla per la sua fede e grazie a questa fede dichiararla guarita. Con ciò la rimanda via, non senza prima averla definita “figlia”.

Possibile che, in mezzo a tanta folla accalcatasi attorno a Gesù quella donna soltanto sia riuscita a ottenere la guarigione? Ci sarebbe molto da riflettere sui piani misteriosi di Dio, tuttavia a noi ora basti sapere che la fede di quella donna aveva qualcosa di speciale, in grado addirittura di volgere a sé la potenza di Dio; come Giairo: anche la fede di quest’uomo era stata in grado di muovere Cristo verso di lui e la sua famiglia per ottenere ciò che egli chiedeva.

Nel corso della storia non tutte le malattie sono state guarite né tutti i morti resuscitati, ma questi episodi ci dicono che la volontà di Gesù Cristo di salvarci dal male e dalla morte è certa e che altrettanto certa è la sua capacità di farlo. Lasciamo ai disegni di Dio i tempi con i quali ciò avverrà. Noi però sappiamo che il comando “kum”, cioè “alzati” risuonerà un giorno per tutti gli uomini. Quando lo udremo, in un lampo saremo sollevati dal sonno della morte e riceveremo da Cristo la vita nuova senza fine. Allora accadrà quanto il vangelo non narra, ma sicuramente è avvenuto. Immaginiamo infatti la sera del giorno in cui avvennero sulla riva del lago i due miracoli: non avranno forse fatto festa e danzato tutti insieme? La fanciulla dodicenne resuscitata e la donna guarita dopo dodici anni di dolori non si saranno forse abbracciate e non avranno ballato al ritmo della musica, sotto gli sguardi felici di tutti?

Così sarà in quel giorno: ogni fanciullo, ogni donna e ogni uomo danzeranno e gioiranno per il dono della vita nuova, mentre Dio amante della vita, ricco di tenerezza e di grazia verso tutte le sue creature li guarderà e godrà della nostra felicità.

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