Undicesima Domenica del T.O. – Anno B – Commento Podcast

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Durante un incontro con un gruppo di giovani avvenuto più di vent’anni fa, commentai questo brano di vangelo, a proposito del quale dissi che la capacità del regno di Dio di crescere nel cuore dell’uomo, nella Chiesa e nella società, non dipende dalla capacità dell’uomo, ma dalla forza di Dio. Addussi vari argomenti a sostegno di questa affermazione, tra cui l’invocazione “venga il tuo regno” contenuta nel Padre Nostro, insegnato da nostro Signore ai suoi discepoli.

Essi mi contrastarono apertamente e risposero sdegnosamente (scandalizzati) che non era così, e che invece proprio grazie all’impegno umano il bene cresceva nel mondo. Sebbene una reazione del genere sia comprensibile in un giovane e senza voler misconoscere l’importanza della collaborazione di ciascuno di noi all’opera di diffusione del vangelo e di crescita del regno dei cieli, quest’ultimo è (e rimane) dono e opera di Dio, perché è Lui a fornire il piccolo seme ed è Lui a farlo crescere secondo una logica misteriosa e sorprendente.

Noi uomini, un po’ presuntuosamente, abbiamo sempre faticato ad accettare che le cose stiano così. Oggi, poi, in un momento storico nel quale tutto è organizzato, previsto e programmato da noi e dalle nostre macchine elettroniche, dobbiamo fare un grande sforzo culturale per convertirci intellettualmente a questa logica ulteriore, che supera infinitamente i nostri schemi.

Accentuare la necessità e il primato di Dio non significa svalutare l’uomo, ma porre le corrette premesse di un giusto rapporto con Dio, all’interno del quale noi siamo chiamati a rispondere e a corrispondere a qualcosa di infinitamente più grande di noi. Questo qualcosa, cioè questa grazia infinita, questo regno che viene e che cresce a partire dalle piccole cose, se lo capiamo e se lo accettiamo, ebbene questo qualcosa ci da la giusta prospettiva del nostro vivere e agire. Questo mistero, una volta accettato e accolto, genera in noi entusiasmo, perché ci fa sentire parte di un’opera immensa. Genera generosità, perché ci fa sentire parte di un dono continuo di pace e di bene, opera di un autore di cui la fede ci fa riconoscere la firma in tanti luoghi. Genera serenità dell’animo, perché non ci obbliga a dover raggiungere risultati valutabili in base ai nostri criteri umani di efficienza ed efficacia, ma ci abitua a fare nostra la logica della preziosità delle piccole cose e ci rassicura che persino in nostri errori, persino i nostri peccati saranno volti da Dio in bene per noi. Questa consolante verità ci fornisce un utile esempio di cosa significhi parlare di “regno dei cieli”, perché una volta che la crediamo con tutto il cuore, essa fa nascere in noi il pentimento e il pentimento una disposizione interiore adatta ad accogliere e lasciar crescere in noi il regno di Dio, una disposizione che consente a Dio di agire liberamente e sapientemente per creare in noi un cuore nuovo. Ecco la logica di Dio: così alta, così sublime, così umile, capace di sorprenderci ad ogni istante.

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